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sabato 8 maggio 2010

Frantic... nothing unusual



...ma no, niente di che.
Non è che stia proprio facendo qualcosa. Anzi, da quando la rivista è chiusa (cosa che mi ha permesso di non vedere alcuni personaggini degni di un romanzo), vivo abbastanza rilassato.
Parliamo solo delle attività legate alla scrittura creativa. Vediamo...

La mia programmazione prevede
- un romanzo come ghostwriter
- un romanzo per una nuova collana
- un romanzo per una nuova casa editrice
- un romanzo tutto mio in fase di scrittura
- una rivista periodica dedicata ai racconti
- il racconto da usare come grimaldello per sfruttare un'occasione
- un pochino di promozione
- 4 setup e 4 idee mandate in giro
- la ricerca di pubblicazione di un romanzo già scritto
- alcuni microprogetti

mah... dove andremo a finire?

venerdì 26 febbraio 2010

via le ragnatele

Come giustamente mi è stato fatto notare da qualcuno e da qualcun altro in precendenti occasioni, il Tempio della Tenacia è tenacemente invaso dalle...


per gli Dei della Narrativa... è davvero tantissimo che tornavo qui dentro... meno male che le icone dei comandi sono tutte dove me le ricordavo...


E allora forse è il caso di dare una spolverata. Magari cambio anche il layout. Si vedrà.
Cosa è successo dall'ultimo post a oggi? Oh, molte, moltissime cose. Soprattutto sul piano della scrittura (l'aspetto lavorativo ha visto un ribaltone notevole che, sebbene mi abbia tolto un'entrata fissa mi ha anche allontanato da persone letteralmente deprecabili, mi ha fatto risparmiare ore di viaggio al giorno e mi ha dato molto tempo libero).

Prima di spiegare in altri e futuri post cosa sta succedendo in modo più dettagliato, c'è una singola parola che riempie questi giorni: scrittura.

Sto davvero scrivendo tanto. Prima di Natale ho avuto la mia prima esperienza come Ghostwriter e... caspita, è stato davvero bello. Ho sperimentato momenti di trance creativa, ho scritto su commissione e, sebbene ancora non sia arrivato il pagamento, si è trattato di un lavoro ben retribuito! E poi... poi ho avviato un progetto a cui pensavo da tempo, ma si sono anche aperte interessantissime possibilità.

Insomma... sono in fermento.

venerdì 13 novembre 2009

Pros and Cons

Hanno chiuso Computer Week. Si chiude una parentesi che mi ha visto pendolare su una tratta difficoltosa Lecco-Milano-Cernusco sul Naviglio in una situazione lavorativa che presentava vantaggi a livello personale solo perché mi trovavo a lavorare con alcuni amici (e con altri che... be', vabbe').


E ora sono a casa. Ci sono molti svantaggi, ovviamente.


Il vantaggio? Più tempo per scrivere e ho accettato di portare a termine un progetto molto impegnativo ma anche gratificante. Davvero interessante. E mi sono fatto una cultura su Burgundi, Franchi e Magiari



 

mercoledì 15 luglio 2009

venerdì 3 luglio 2009

The running man

Promuovere un libro è un'impresa ingente. Anche solo cercare occasioni in cui presentare è un'operazione faticosa. Servono ore di navigazione in Internet, ma anche di chiacchiere e comunicazione. Poi si devono cercare contatti, inviare lettere, fare telefonate, fissare la data. Si litiga per cercare di non spendere e quindi si comncia a organizzare. Un vero lavoro, tanto che ci vorrebbe un reale ufficio stampa. Certo che se poi uno vuole anche continuare a inviare i propri altri romanzi per perseguire la speranza di vederli pubblicati da qualcuno disposto a crederci - e che non chieda soldi in cambio - l'impresa diventa ancora più ardua. Ma io non voglio certo uniformarmi a quello che fanno tutti gli altri... oh no! E allora in tutto questo marasma di pensieri, oltre all'inezia di una vita normale con la Faraona - con i nostri sogni e i nostri obiettivi - ci metto anche il desiderio di partecipare a concorsi e premi letterari e magari di scrivere pure un altro romanzo!
Sì, un vero lavoro. Decisamente. E allora "lavoro", parallelamente al "lavoro" della Faraona, fatto di passione e amore incondizionato oltre che di desiderio di fare la differenza. Ed è bello correre in questo modo. E in questo mondo. E domani siamo a Padova, alla libreria Lupo Rosso di Paola Boni, in via Temanza 11, a presentare Legame Doppio a partire dalle 16:30. E pare che, addirittura, incontreremo... UNDERWORLD76!


lunedì 18 maggio 2009

Come parole nel vento

Abbiamo rinunciato alla Fiera del Libro di Torino. Non ci siamo andati perché quello che avrebbe portato non giustificava la spesa che avrebbe comportato il weekend fuori casa. Andarci solo un giorno avrebbe significato una quantità di azioni da compiere tale da rendere lo sforzo notevole e forse ancora una volta superiore ai vantaggi che avremmo ottenuto.
Rimpianti? No.
Avrei assistito a presentazioni di libri di amici. Avrei visto libri di "colleghi". Avrei girato per i padiglioni prendendo contatti con altri editori, altri scrittori, altre realtà. Cose che forse un giorno avrebbero portato frutti interessanti. Forse no. Oramai comunque è tardi. Nuova pagina.
Mi è stato detto che dopo il Salone del Libro ci sarebbe stata una valutazione. Bene. Un'altra valutazione la sto aspettando (anche se non mi era stato dato alcun parametro in termini di tempo o scadenza. E mentre la vita vortica con mille cose e impegni, code e vibrisse, unghie e bocche affamate, centinaia di spese a cui far fronte e qualche piccola idea per raccimolare qualche soldo, io ricordo il periodo del servizio militare.




All'epoca, in una situazione ben poco Kryss-Friendly ho scoperto una riserva di quiete, una scorta di serenità impensata e preziosa. Mi ricordo bene quel momento. Le quattro copagnie del battaglione d'addestramento erano schierate sul piazzale della caserma di Falconara Marittima. Per ore. Sotto il sole di giugno. E ci si chiedeva cosa sarebbe successo e per quanto ancor avremmo dovuto attendere in quello statodi sospensione della ragione. E quando dubbi e riflessione si assiepavano, portando a livello di ebollizione una situazione di frustrazione già esasperata ecco una raffica di vento primaverile. Odorava di salsedine. Era fresco. E ha fatto stormire gli alberi che costeggiavano il piazzale. E le folte fronte hanno parlato, con una loro lingua segreta, fatta di fruscii e mormorii. E quello è bastato.
Oggi mi sentivo in una situazione simile. E, goccia che poteva far traboccare il vaso, il treno era in ritardo. La stanchezza - mentre attendevo sulla banchina della stazione - mi ha fatto chiudere gli occhi. E ancora una volta il vento mi ha parlato. Vento che proveniva dalle montagne, fresco e profumato. Mi ha accarezzato le guance rasate, rinfrescando la pelle mentre il resto del mio volto era tuffato nel sole caldo del mattino. E tanto è bastato. Ho riacquistato la quiete. Un perfetto momento zen.
E ora, mentre scrivo in treno, so che si ricomincia. Tornerò ad addentare le possibilità di questa vita. Grintosamente, tenacemente. Ci sono idee che aspettano di nascere. Storie che devono essere lette. Il guanto della sfida è raccolto.

venerdì 24 aprile 2009

Proprio come una lotteria

Forse è colpa di Wireman in Duma Key... è lui che parla sempre della lotéria, in spagnolo...



Idee, idee, idee! La via della scrittura è lastricata di idee. Ma non è detto che tutte queste idee possano trasformarsi poi in un nuovo romanzo. Alcune restano del dimenticatoio. Altre rimangono impresse in un quaderno, in attesa di maturare. Alcune vengono scelte, esplorate, ma poi magari trovate incomplete e mancanti e lasciate perdere. Certe volte qualcuna diventa un bocciolo di romanzo, come A Quattro Mani, inizio di romanzo horror sulla psicometria e la scrittura medianica che però non è mai andato oltre i primi quattro capitoli e da cui poi si è invece sviluppato E Venne la Bestia. Un po' questo processo mi ricorda le estrazioni del lotto: ogni pallina con un numero rappresenta una caratteristica o uno speciale evento. Quando escono i numeri giusti, quanto viene fuori che hai la combinazione vincente, ecco che il romanzo compare in maniera dirompente, arriva, si impossessa di spazi e tempi e... non ce n'è più per nessuno. Si deve scrivere. Ma non sempre avviene così. E quasi mai si tratta di un processo rapido. Bisogna dare tempo ai numeri di venir estratti. E sperare di avere in mano la combinazione vincente.

mercoledì 8 aprile 2009

Triplice attesa

Come ho scritto altre volte, l'attesa è la parte peggiore - per me - dell'essere scrittore.


Attesa di risultati, attesa di risposte, attesa di "magia".



Vivere l'attesa dei risultati significa attendere e cercare di non pensare troppo alle scadenze di concorsi e premi letterari a cui partecipo, ma anche e soprattutto, lasciare che le vendite vadano come devono andare. Certo la promozione è importante e nessuno è tanto affermato da poter snobbare l'idea di organizzare presentazioni per un proprio libro. Anche se al momento non ho più molta voglia di presentare - ancora - Legame Doppio, quando comunque la distribuzione non è delle migliori e stanno uscendo altre novità. Forse è una fase transitoria e l'entusiasmo ritornerà. Vedremo.
L'attesa di risposte è una brutta compagna. E Venne la Bestia è in giro e ci sono delle possibilità, più o meno concrete. Ma attendere che qualcuno legga, valuti e risponda è davvero davvero difficile. Soprattutto perché la mente corre da sola e tende a riempire le giornate di silenzio con elucubrazioni, sogni e speranze. C'è l'entusiasmo di chi mi sta intorno che è una coperta calda ma... ma è una coperta che avvolge solo me: dovrebbe avvolgere anche chi legge! Certo, mi aiuta a tirare avanti, ma rende l'eventuale risposta negativa un po' più dolorosa.
L'attesa della magia, invece, è qualcosa che questa voltvivo in modo più rilassato. Al momento la mia mente non è occupata da un nuovo romanzo, ma da molte idee differenti. Queste danzano, si accalcano, richiedono attenzione. Ognuna si propone come degna di nota, meritevole di impegno. E magari lo è anche. Ma non posso ancora iniziare a scrivere un altro romanzo. Non posso inseguirlo io. Un'idea scalzerà le altre, le eclisserà, e allora comincerà una nuova fare e le dita torneranno a correre e lo sguardo riprenderà a fermarsi a chilometri di distanza da ciò che sto davvero guardando.
Non rimane altro che aspettare.
...fosse facile!


giovedì 5 marzo 2009

Viaggio in Fondo alle Stelle

Settimana scorsa sono andato assieme a http://snipurl.com/d4vpi a Cuneo, per assistere alla presentazione di Simona Gervasone e del suo romanzo Erszébeth Bàthory - Sangue e Perfezione di Edizioni 0111.
Di fronte alla libreria c'era una bancarella che vendeva libri usati... quando ho visto il vascone con i vecchi Urania non ho saputo resistere: 1 euro a libro. Ne ho comperati 4.


Anni fa, ad Arluno, a casa di una mia zia (MOLTI anni fa, erano gli anni '80), in un garage polveroso ricolmo di oggetti misteriosi e abbandonati, con una vecchia auto coperta da un telo odoroso di olio e umido, mi sono imbattuto in uno scaffale ingombro di strani libretti dalla copertina bianca. Le pagine ingiallite, la carta che profumava di museo e biblioteca, ogni libro presentava un'illustrazione inscritta in una finestra circolare, un oblò. Un oblò come potevano - dovevano - esistere sulla fiancate delle astronavi che poi avrebbero pervaso le mie fantasie. Erano volumi della serie Urania. Erano a decine. Erano misteriosi come mappe sconosciute, attraenti come solo dei libri contenenti avventure e imprese possono esserlo agli occhi di un quattordicenne.
Erano il futuro, scritto da menti sognanti, diffuso dalla misteriosa Urania, dispensatrice di storie terribili e meravigliose, profetiche, catastrofiche, affascinanti e paurose. Parlavano di mutanti, alieni, città in fiamme, palazzi di cristallo, volti enigmatici, mondo inesplorati.


Dopo aver riferito la mia scoperta, mia zia mi ha comunicato che avrei potuto prenderne quanti volevo. Mio padre, mentore e guida nelle mie letture (grazie a lui ho scoperto la Cimmeria e Zamora, il Baxter Building e Asgard, Vulcano e i Klingon) mi ha invitato con entusiasmo a sceglierne qualcuno. E così ho fatto. Scegliendo in base ai titoli, alle illustrazioni. Era come aver scoperto una caverna del tesoro, uno scrigno. Quei titoli sono ora incisi nei miei ricordi
- 44 Storie di Microfantascienza
- Sam Space Spazio-Investigatore
- I Terroristi del Big Bang
- Tre Millimetri al Giorno
- I Sopravvissuti del Wyoming
- Berserker!
- Camminavano come Noi
- Viaggio in Fondo alle Stelle

Da allora, ogni due-tre mesi, avrei prelevato da quel tesoro esotico due-tre volumi. Cibo per la mia mente avida di visioni.


Febbraio 2009, Cuneo. Una fitta di mal di testa mi impedisce di godermi il momento, ma presto viene messa da parte perché, sulla bancarella, eccolo... proprio lui: Viaggio in Fondo alle Stelle, di John Maddox Roberts. Un'avventura spaziale, una space opera, un viaggio alla scoperta di mondi alieni, flotte robotiche, vascelli abbandonati e i misteri del cosmo. Quando l'avevo letto la prima volta aveva spalancato le porte dell'esplorazione spaziale alla mia fantasia, facendomi precipitare su mondi da sogno e terribili. La mia adolescenza non è stata più la stessa. La mia fantasia non è stata più la stessa. Tutto era ora possibile.
L'ho comperato, l'ho riletto d'un soffio. Ora ho potuto valutare meglio l'intreccio e lo sviluppo. Certo, ora conosco e riconosco i problemi che la sua ingenua narrazione incontra e presenta, i meccanismi semplici - quasi banali - di un modo di scrivere molto pulp, nel senso di veloce, popolare, adatto a essere letto in treno, a casa, ottimo per un libro da tenere in tasca. Che bello... è un libro che viene da un mondo in cui questa fantascienza sognante, evocativa di un futuro ricco di possibilità, aveva un vasto pubblico. Erano gli anni in cui negli Stati Uniti usciva la rivista Omni, da noi conosciuta come Futura. Il tempo in cui Ai Confini della Realtà imperversava in televisione, Stephen King e Asimov scrivevano su Playboy racconti adulti, maturi... un'epoca ruggente per la Science Fiction.




Grazie John, mi hai permesso di volare sulle tue navi, allora. E mi hai dato un altro passaggio oggi. Anche io ho fatto il mio Viaggio in Fondo alle Stelle. E ho riassaporato i sogni di allora.

giovedì 29 gennaio 2009

Creatori di mondi


Nel validissimo corso di scrittura che sto seguendo assieme a due personaggi di tutto rispetto (http://snipurl.com/axnkp  & http://snipurl.com/axnjf) si parla degli elementi che compongono la narrazione. Tra questi spiccano i contendenti, i competitori, coloro che incarnano il conflitto su cui si basa una narrazione efficace. Questo conflitto può essere tra elementi non del tutto concreti (un personaggio e il suo desiderio di libertà, la protagonista e il tempo, ecc.), oppure tra figure contrapposte. Queste incarnano veri e propri mondi differenti (un padre in lotta con il figlio, un soldato e il suo nemico, un angelo e un demone, ecc.). Affinché i personaggi piacciano, convincano e avvincano, i loro mondi devono essere convincenti e credibili. Perché questo avvenga, il narratore deve poter creare mondi articolati, affascinanti, plausibili. Più un mondo è "reale", maggiore sarà il suo impatto nei confronti del lettore e maggiore la "forza" del personaggio, che risulterà quindi più convincente e interessante (non tanto gradito, perché magari è un personaggio "negativo" ma convincente). Questi mondi sono composti da elementi narrativi (presi a prestito dall'antropologia) che li influenzano e li caratterizzano: TOPOS - ambiente, ETHOS - comportamento, EPOS - memoria, TELOS - futuro, LOGOS - codici, GENOS - legami interpersonali, KRONOS - cambiamento. Questi elementi sono in relazione tra di loro e si influenzano vicendevolmente, sebbene molti antropologi evoluzionisti siano pronti a scommettere che il principale elemento sia il TOPOS. L'ambiente infatti è il primo caratterizzatore delle culture.




Mentre ascoltato tutto questo, pensavo a Battlestar Galactica: l'epopea di un popolo (genos) alla ricerca di una nuova patria (telos) che riesce a sopravvivere ricreando la propria società (ethos e logos) durante un esodo di massa (kronos) verso una meta leggendaria (epos).
Sebbene la flotta dei sopravvissuti costituisca l'ambiente in cui la storia si sviluppa (topos) è l'assenza dei loro mondi che crea la storia: il TOPOS viene annientato nei primi passaggi narrativi. Una narrazione efficacissima (ogni personaggio è un vero mondo a parte) dove l'assenza di uno degli elementi sorregge tutta la saga (che poi non è neanche del tutto vero, perché esistono molti ambienti).



Quella dell'epopea di un popolo in fuga è un'idea che mi affascina molto e sebbene ci siano eminenti precedenti (dall'Eneide in poi), non è da escludere che io non provi ad assaggiare questa narrazione. Di sicuro dovrò studiare. Al momento la cosa più valida di questo corso è l'indicazione degli errori da non commettere (indicazione implicita: nessuno punta indici!). Sono molto soddisfatto dall'aver scoperto che alcuni degli elementi che meno mi piacciono negli scritti di certi scrittori (la ricercatezza di termini aulici, la costruzione di popoli poco credibili, il ricorrere a lingue e noni inventati per poi tornare all'inglese, personaggi piatti o il non pensare alle conseguenze o alle origini delle personalità) e che quindi avevo interpretato come debolezze sono proprio errori e scivoloni. Certo, almeno secondo quanto detto da questo corso... perché poi rimane un'unica grande regola immutabile: de gustibus non disputandum est.


martedì 27 gennaio 2009

Writers of the Storm

Sono molteplici le fonti distrazione. E non parlo solo di quegli imput che distolgono dal lavoro che stai facendo, quanto di tutte quelle cose che possono farti deviare dalla strada che hai scelto. Impegni di lavoro, parenti, amici. La vita irrompe prepotentemente, ti prende per il bavero oppure - più spesso - per la collottola, ti scrolla e ti sogghigna. "Cosa vorresti fare, eh?!? Dove volevi andare? Non lo sai che il tuo posto è questo? Non lo sai che sono queste le cose che puoi fare... e basta?!?".




Si tratta di una vera tempesta, la vita, che cerca di stracciarti le vele, di strapparti il timone, ha correnti sotterranee che cercando di portarti fuori rotta. Serve un timoniere molto saldo per rimanere sul percorso prefissato. E serve un bravo pilota per leggere i portolani e tracciare la rotta. E poi... serve il costante, istancabile, ingrato e monotono compito di remi e muscoli. schiene curve e dita danzanti. Solo così si può arrivare alla fine. Solo così si può giungere all'ultimo giro di correzioni senza mollare tutto lungo la via. E poi? E poi bisogna scegliere cosa fare, a chi affidare questo nuovo sogno messo su carta.

martedì 20 gennaio 2009

Everybody dance, now!

Non ce la faccio.
Io non sono una di quelle persone che riesce a rimanere "immobile". Io continuo a muovermi, a pensare, ideare. A sognare. A volte pure troppo. Ci sono davvero molte cose che vorrei fare o che almeno vorrei provare.
Una cosa che ho imparato è che se c'è poco tempo perfare quello che vorrei, di sicuro non serve a niente lamentarsi di non avere tempo. Voglio scrivere? Voglio davvero? Allora il tempo deve saltare fuori. Punto. Basta lamentarsi, è il caso di darsi da fare. Basta compiangere eventuali fallimenti. Come dice il nonno di Igor - buon'anima - in Frankenstein Junior di Mel Brooks...


Se la sorte è stata amara
e mancato t'è il successo,
smetti di far castelli in aria
e vai a piangere sul...


Quindi, se voglio fare, basta indugi. Sotto! Per carità, va tutto bene, eh! Anzi, va così bene che sto cercando di essere grato ogni singola mattina.


Grato per quello che ho e per quello che avrò.


Così grato che mi vien voglia di fare la danza. Proprio come Ewan e Dio.


http://www.youtube.com/watch?v=z2eMuOUzEuU

venerdì 19 dicembre 2008

A colpi di scalpello

Non aggiorno questo blog da molto, troppo tempo.


Ho avuto molto da lavorare, sono stato male, ho avuto le serate impegnate... scuse, tutte scuse.


Su Youtube c'è un video che mostra Stephen King come relatore a una conferenza. QUalcuno gli chiede come sia possibile trovare il tempo per scrivere se si conduce una via normale. Lui risponde che il tempo per scrivere - se si vuole essere scrittori - lo si deve trovare. Scuse come "non ho tempo", non giustificano il fatto di non aver scritto, perché allora significa che esistono cose più importanti, a cui diamo più importanza e allora, prima di essere scrittori, siamo altro. Amaro, spietato... ma vero. Poi ovviamente ci sono una serie di sfumature a questo discorso, tra cui il fatto che si può essere scrittori e dedicarsi alla propria musa anche senza materialmente scrivere. In effetti uno scrittore non smette di essere tale in quel periodo che intercorre tra la stesura di un lavoro e quello successivo. In mezzo si possono fare correzioni, revisioni, prendere appunti e pensare a nuovi progetti.


Ecco. Io in questo momento ne ho fin troppi. Ora che attendo di ricominciare la revisione di E Venne la Bestia e che aspetto di decidere cosa fare o non fare con Deadective Stories, mi ritrovo in un turbine di idee e progetti per nuovi racconti, nuovi romanzi, anche di generi diversi. Le montagne della nostra valle reclamano un impegno di tipo fantasy, influssi esterni e vecchie idee mi tirano per una manica verso la fantascienza e il cyberpunk, l'orrore e il sovrannaturale si ripresentano in ogni situazioni con scenari che scaturiscono da qualcosa di tanto semplice come la visita alla vecchia scuola della mia Faraona. Quante idee... le lascio fare. Le lascio turbinare, girare, danzare. So che quando sarà il momento - proprio come è accaduto con E Venne la Bestia - quando the stars are right, un soggetto, uno spunto germoglierà. E allora richiederà attenzione. E in una frenesia creativa, picchierò sui tasti del portatile, in un'improvvisazione jazzistica, in un lavoro di scavo quasi archeologico che porterà alla luce un nuovo romanzo. Un po' come quando si scalpellano via pezzi di marmo da un blocco informe che però già racchiude una forma unica.




E intanto... obiettivo premi letterari.

mercoledì 10 settembre 2008

La Forza scorre potente in queste pagine - AGGIORNAMENTO

Ci sono in ballo così tante cose e così tanti eventi che a volte le giornate sono veri maelstrom. La tranquillità mentale per tirar fuori nuovi progetti non c'è. La quiete per coltivare progetti già avviati si dissipa nelle continue attenzioni che bisogna rivolgere a questo o quello. Eppure, anche in questa situazione che non favorisce assolutamente un processo creativo, riesco a fare. E fare vuol dire anche soltanto tirare fuori una cosa dal limbo e avviarla al giudizio altrui. Lo so...è criptico. Espliciterò se ci saranno sviluppi.


Intanto, una massima che mi è sempre stata molto cara...



Fare! O non fare... Non esiste provare


...


e ogni tanto arrivano anche le soddisfazioni


http://poetiescrittori.forumup.it/viewtopic.php?t=993&highlight=&mforum=poetiescrittori


giovedì 4 settembre 2008

Hic Sunt Dracones

Dopo aver scritto un primo romanzo sui fantasmi e poi un secondo romanzo sui fantasmi (sì, mi piacciono molto le storie di fantasmi), mi sono trovato qualche tempo fa con l’esigenza – quasi fisiologica, una vera e propria spinta creativa - di scrivere un nuovo romanzo. Sapevo che sarebbe stato di tipo fantastico, magari con elementi cupi se non addirittura un vero romanzo horror.


Ritengo che una storia dell’orrore debba essere drammatica ma necessariamente con elementi sovrannaturali (ho trovato questa definizione in varie fonti). Questo voleva dire che serviva qualcosa di fuori dal normale, un elemento esterno. Un monstrum.


Già. Ma cosa mettere? Una volta sarebbe stato più facile. Quando le carte geografiche avevano aree bianche con la scritta hic sunt dracones era facile immaginare il buio popolato di creature terribili. Ma oggi… ai tempi di Internet, YouTube, Google Earth… come si fa a rendere credibile l’esistenza di un’entità sovrannaturale?


Poi ho avuto l’illuminazione.


Illuminazione che sento di poter rappresentare con le parole di Robert R. McCammon, autore di Hanno Sete (Urania Horror, Mondadori, 7,50 euro in edicola) – che mi sto letteralmente divorando!


 




Chi ci avrebbe creduto prima che fosse troppo tardi? Perché la loro forza più grande, la forza che aveva permesso loro di sopravvivere in un mondo che s’era evoluto dal carro trainato da buoi alla Cadillac, dalla fionda al raggio laser, era il fatto che non si credeva alla loro esistenza. La “razionalità”, pensò, era il loro scudo invisibile, perché loro infestavano il territorio di paure e di incubi.


 


Semplice e di conseguenza geniale.

sabato 2 agosto 2008

Parole di fantasia, parole di verità

Da qualche tempo ho voglia di “scienza del crimine”. No, non in televisione: CSI non riesco più a vederlo (anche se non ho mai avuto occasione di guardare la serie con Gary Sinise) e Criminal Minds a volte mi mette ansia. Parlo di libri. E allora in modo discreto, lento e cauto, mi sono avvicinato a una storia di cui avevo solo sentito parlare, quella de Il Collezionista d’Ossa. Trovato il romanzo originario l’estate scorsa in edizione economica, l’ho comperato e divorato.

Ora sto leggendo il secondo libro di Jeffrey Deaver: Lo Scheletro che Balla. Lui è bravo, niente da dire. Le indagini sono interessanti e avvincenti e i personaggi gradevoli. I cervelli di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs sono prodigiosi e riescono a trovare tracce di colla comune da busta in un vetrino al microscopio e da qui risalire al fatto che guardano i resti lasciati da una chiave nuova consegnata in una busta di carta e quindi incastrare il cattivo. Magari un po’ tirato ma… insomma divertente. Tutto inventato.


Durante la stesura di E Venne la Bestia, ho conosciuto E. la quale studia medicina legale. Ho dovuto farle delle domande e lei mi ha consigliato l’acquisto di un libro della sua professoressa, la dottoressa Cristina Cattaneo. Quando l’ho cercato, il suo libro non l’ho trovato (era Morti Senza Nome, l’ho preso solo settimana scorsa). Ho invece trovato quello subito prima: Turno di Notte. Spiega la cruda e terribile verità della medicina a legale a Milano. CSI Bovisa, così la chiama un tassista citato nel libro. Spiega come sia quasi impossibile incastrare qualcuno partendo solo dalle fibre di stoffa gialla sotto le unghie di una vittima come vorrebbe farci credere la TV: ci sono milioni di altre variabili da considerare. È un libro portentoso, bellissimo, terribile. Lascia indifferenti come un pugno nello stomaco. Rimarrà con me per sempre: in tre occasioni diverse mi ha portato alla commozione. Tutto vero.


 

Due diversi autori hanno narrato eventi inventati ed eventi reali. Per quanto differenti, i risultati mi hanno colpito.

martedì 3 giugno 2008

Private Investigations

Gli agenti investigativi del Federal Bureau of Investigation non hanno scrivanie. O meglio, hanno in una stanza una serie di scrivanie che possono sfruttare di volta in volta, temporaneamente. Inoltre gli agenti investigativi dell'FBI non hanno un proprio computer, in centrale. Sono condannati a una sorta di nomadismo, che però costituisce la loro più grande forza. Il fatto di non essere legati all'ufficio, alla scrivania, al computer, fa sì che siano spesso in strada. Parlano con la gente, ascoltano quello che la città ha loro da dire. Non è un artificio narrativ di scrittori di pulp e crime story, è proprio così. Conducono investigazioni sul campo a un livello tale che gli investigatori di altre agenzie non riescono a comprendere. Certe volte, infatti, solamente uscendo e andando a guardare di persona si riesce a cogliere quel "quid" in più, una vibrazione, una sensazione, quel particolare messaggio che un luogo o una situazione possono comunicare solamente a chi si reca sulla scena.
Ebbene, è proprio questo quello che ho fatto sabato mattina. Mi sono recato a ispezionare di persona due siti, due luoghi importanti per la storia che sto intessendo. Uno è l'incrocio dove Sara avrà il suo incidente.


Incidente


L'altro è un punto particolare de tracciato della metropolitana milanese. Vedere di persona i posti dove ambiento le mie storie è una cosa che mi è sempre piaciuto. Con Legame Doppio non sono andato a cercarli di persona: ci vivevo. Ebbene, con questo romanzo le cose sono ben diverse. L'unico rimpianto è che l'ATM non mi abbia voluto concedere il permesso di visitare i suoi tunnel. Motivi di sicurezza, hanno detto. Pazienza.


 Tracciato



Quando poi sei in strada, a condurre indagini e ricerche sul campo, a guardare la gente, a seguire il tuo istinto e a vedere dove ti conducono i tuoi passi, puoi fare interessanti scoperte: ecco che dietro un angolo ti si apre uno scorcio di strada, un dettaglio, un particolare che prende prepotentemente posto nel quadro che avevi costruito. Questo è quello che è accaduto sabato mattina: quasi casualmente ho deciso di lasciare che fosse l'istinto a seguirmi e accesa la fotocamera, sono andato dietro al mio naso, fino a imbattermi in un passaggio altamente evocativo...


 Sorpresa


E poi... per formare un buon agente investigativo - o uno scrittore - cosa c'è di meglio di un'accademia?


http://macadam.splinder.com

mercoledì 16 aprile 2008

Nuova rotta

Sono arrivato a un bivio. Il nuovo romanzo, raccontato in prima persona è arrivato a un punto particolare per cui mi si offre una scelta. A seconda della decisione che prenderò lo stile continuerà a essere introspettivo e simile a un diario - efficace ma forse un po' pesante - oppure più dinamico, con dialoghi e maggiore interazione tra i personaggi - ma probabilmente più dispersivo. Non è una scelta da poco anche perché deve assolutamente convivere con l'esigenza di far agire il personaggio che vive questo bivio nel modo più credibile e realistico possibile. Credibile e realistico anche se... beì', la situazione ha ben poco di credibile e realistico. Ma vedremo. In fondo la capacità e il talento di uno scrittore dovrebbe venir fuori anche in situazioni del genere, no? Uno scrittore bravo dovrebbe riuscire a rendere efficace e intensa una storia anche se sceglie il percorso più difficile. Bene, sfida raccolta.


Oggi decido.


continuo lasciandolo proseguire da solo, a fare ricerche, a riflettere, a rischiare, a indagare... oppure coinvolge qualcun altro, magari la polizia?


Su un altro fronte, questa volta relativo a Legame Doppio, qualcosa sta per concretizzarsi in modo entusiasmante. Un nuovo progetto relativo a questo romanzo ha preso piede tempo fa in modo repentino e quasi spontaneo, con una vera e propria associazione di indee, una collaborazione davvero unica e... e Catia sta per farsi guardare da un numero elevatissimo di persone. Meno male che lei non lo sa, altrimenti sarebbe stata sicuramente a disagio e avrebbe mandato a quel paese tutto e tutti. Ma si sa: è sempre stata una gran zuccona. Ma d'altronde è un tratto di famiglia.

lunedì 3 marzo 2008

...a storm is coming

Le stagioni si rincorrono. Passa l’inverno e torna la primavera, anche qui, in Valsassina. Anche se tutti parlano di clima polare in arrivo e di ritorno della neve. Eppure i boschi tornano a odorare di muschio e linfa e il torrente canta nuovamente. E le nuvole… le nuvole si addensano e stasera stessa si preparano a rovesciare acqua su tutto, a lavare e portare nuovi nutrimenti, nuove energie. Come il cielo che si raccoglie prima del temporale, anche quanto sto scrivendo ha tirato il fiato e aspetta: sarà un fulmine a far partire tutto… o magari solo una manciata di gocce che precederanno il grosso del diluvio? Quello che so è che il diluvio sta per arrivare e supererò la metà di questo nuovo romanzo, la cui creazione è così particolare e diversa da qualunque cosa abbia mai scritto da farmi voler finire e allo stesso tempo mi lascia stupito. Sarà sicuramente un’esperienza interessante.



Cadrà la pioggia a bagnare il terreno, a renderlo fertile e a permettere la nascita di nuovi virgulti... e quanto invece è già nato, quello continuerà a crescere



Qui navighiamo oltre le 5700 visite… eppure nessuno interagisce. Questo è il tempio della tenacia, il luogo dove comunicare le energie della perseveranza e dei moti creativi… è evidente che altri mi leggono e che sanno cosa significhi essere il ricettaccolo di storie che nascono e sgorgano in modo così autonomo da far pensare addirittura che esistessero da sempre e che noi siamo solo coloro che le raccontano, non chi le inventa.


Tu che leggi questo… che ne pensi?

venerdì 8 febbraio 2008

Belva territoriale

Questo post avrebbe dovuto intitolarsi Punto di Non Ritorno ma poi, dopo aver scoperto che hanno cercato ancora di rubare la bici con cui vado al lavoro, mi è montata dentro una tale rabbia che ho pensato di cambiare titolo... e immagine.


Il mio nuovo romanzo è una belva che percorre i confini della sua autonomia nella mia mente e li difende mostrando i denti. Quando impegni o lavoro sconfinano, lei balza fuori e mi azzanna. Mi trascina giù e non mi lascia fino a quando non apro il portatile e mi rimetto a scrivere.


Quando ho cominciato la stesura di Legame Doppio, il primo giorno di scrittura, non sapevo dove sarei arrivato. L'idea era ancora nebulosa e i dettagli non erano stati stabiliti o delineati. Si è trattato di un pomeriggio di scrittura, un sabato pomeriggio primaverile (e sì, sentivo i piccioni fuori dalla finestra aperta se qualcuno vuole proprio saperlo). Improvvisamente mi sono ritrovato con i primi tre capitoli stesi e conclusi ed è stata una vera sorpresa, perché il modo in cui le scose scorrevano dal quel posto buio e tumultuoso dietro i mei occhi, attraverso le dita, giù fino al monitor è stato davvero prodigioso. Come dice Terry Brooks, a volte la magia funziona.


In seguito, ancora incredulo di quanto era accaduto, mi dicevo non lo so se questo sarà un romanzo, non lo so se riuscirò a concluderlo; di sicuro, se supero le 100 pagine, allora dovrò per forza finirlo. Ci sono voluti parecchi mesi di assiduo e costante lavoro, ma alla fine Legame Doppio è uscito dal limbo, urlante e scalciante, e si è manifestato nella spettacolarità delle sue quasi 600 pagine di mole originaria (oh, sì: credo nei tagli pesanti in fase di revisione, li reputo fondamentali).


Ebbene, mentre DEADective Stories attende sospeso tra due realtà - quella del manoscritto in un cassetto e quella del progetto avviato, condizione ideale (???) per una storia di fantasmi - il nuovo progetto ha preso violentemente vita. Non ha ancora un titolo - ci sto pensando e scarto idee in continuazione, divertendomi di come questo processo sia naturale... tanto so che il titolo lo troverò quando avrò finito - ma ha una sua identità ben distinta. Il nuovo progetto è una bestia feroce: ha i suoi spazi, i suoi tempi, il suo territorio che difende strenuamente e che marca in continuazione (e riesce a tenere il lavoro e le preoccupazioni lontani dai confini che ha stabilito nella mia sfera di attenzione) e i suoi apetiti. Il nuovo progetto ha già superato le sue 100 pagine, con una scena di terrore di cui sono particolamente orgoglioso. Sarà un vero romanzo horror.


Sì, horror (con morte, terrore, sangue ed elementi sovrannaturali).


Sì, romanzo (con un unico arco narrativo, con personaggi che si evolvono e cambiano, con intrecci e sottotrame).


Più di 200 mila caratteri, oltre 100 pagine... ha raggiunto e superato il punto di non ritorno e a questo punto sono davvero in sua balia. Oh, felice abbandono.